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“Effetti collaterali. Come le case farmaceutiche ingannano medici e pazienti”

da | Apr 25, 2017 | Recensioni

È il titolo del libro di Ben Goldacre, medico e scrittore britannico, da cui il blog trae ispirazione.

 

Una rassegna – documentata e meticolosa – delle manipolazioni (distorsioni) messe in atto dall’industria farmaceutica per promuovere se stessa in ossequio a una logica dei profitti che ormai compenetra il mondo della salute, stravolgendone il senso. Alcune di queste strategie sono note, le hanno svelate libri inchiesta importanti come Medicine letali e crimine organizzato, di Peter C. Gøtzsche, Farmaci che ammalano, di Ray Moynihan e Alan Cassels, o Sovradiagnosi, di Gilbert Welch. Ruotano tutti attorno a un’idea chiave: i valori-soglia che delineano il confine tra sano/malato sono spesso stabiliti da professionisti della salute che hanno conflitti d’interessi con l’industria del farmaco. Il risultato di questa commistione (sodalizio) produce un processo di “trasformazione” delle persone sane in pazienti: l’industria vende una certa idea di malattia e spiana così il terreno a farmaci spesso inutili, se non dannosi. Sotto lo sguardo inerte (se non complice) delle agenzie regolatorie internazionali che dovrebbero vigilare sulla sicurezza/efficacia dei medicinali.

Questo il contesto in cui si muove l’indagine di Goldacre che analizza le molte strategie utilizzate da Big Pharma, il “cartello” che riunisce le multinazionali del farmaco per incrementare le proprie vendite. Una delle tattiche più comunemente usate è omettere la pubblicazione dei risultati di trial clinici che hanno avuto esiti negativi o sfavorevoli di un dato farmaco, o di una certa tecnologia medica. Un “publication bias” (distorsione nella pubblicazione) di cui sono tutti vittime: il medico, il paziente e la scienza stessa. Goldacre racconta – in modo esemplificativo – di quando prescrisse un farmaco a un suo paziente, poi rivelatosi dannoso: “Avevo fatto tutto ciò che ci si aspetta da un medico. Avevo letto tutti gli articoli, li avevo valutati criticamente, li avevo discussi con il paziente, e insieme avevamo preso una decisione, basata sulle prove disponibili. Stando ai dati pubblicati, la reboxetina era un farmaco sicuro ed efficace. In realtà non era migliore di una pallina di zucchero e faceva più male che bene. Come medico, alla luce di tutte le prove, avevo nuociuto al mio paziente, semplicemente perché i dati ‘scomodi’ non erano stati pubblicati”. L’omissione degli studi “scomodi” è per certi versi ancora più dannosa dei casi di “frode sfacciata” – che pure l’autore documenta.

Ci sono molti modi per alterare/forzare i trial – sia in fase di progettazione sia di analisi – in modo da esagerare i benefici e minimizzare i possibili effetti collaterali. Del resto, scrive Goldacre, per leggere tutti gli articoli di medicina che escono in un mese sulle riviste specializzate, anche solo dedicando pochi minuti a ciascuno, occorrerebbero 600 ore: 29 ore per ogni giorno feriale. Le aziende hanno buon gioco per lanciare “trial promozionali”: studi costruiti su campioni numericamente irrisori che diventano “virali” per il semplice fatto che c’è un fuoco di pubblicazioni che va nella stessa direzione, quella decisa dall’azienda per influenzare i medici a prescrivere un certo farmaco. Fanno la loro parte anche “autorevoli” opinion leader, il cui reclutamento serve per influire sugli altri colleghi. Accademici prezzolati (guestwriter) che firmano lavori scritti da ghostwriter ingaggiati dall’industria per dare il sigillo del rigore scientifico; rappresentanti farmaceutici che cominciano a lusingare i medici quando ancora sono alla facoltà di medicina; e ancora, i comitati etici, le associazioni dei pazienti, gli organi professionali, le riviste scientifiche. E, per finire, le agenzie regolatorie, anch’esse in larga parte finanziate dall’industria farmaceutica, coinvolte in maniera attiva nelle trame del commercio della salute.

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